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    Coordinamento dei Quartetti

    Che cos’è?

    Fin dal  1° convegno dal titolo “Il quartetto d’archi oggi”, svoltosi per nostra iniziativa a Reggio Emilia il 18 giugno 2012, si è evidenziata la necessità di unire e coordinare gli sforzi di quanti in Italia prestano attenzione e sperimentano buone pratiche, nei loro programmi e/o nelle loro riflessioni critiche, volte a promuovere i giovani quartetti d’archi. A questa prima tappa è seguito un 2° momento di incontro a Reggio Emilia il 4 dicembre 2014.  Allargato alle società di concerti, ai festival, alle scuole di musica, agli agenti, alle stesse formazioni quartettistiche, dal titolo “Il quartetto d’archi oggi. 2° movimento”.
    Il 10 giugno 2015, nella Chiesa di S. Filippo a Reggio Emilia, in occasione del convegno “Il quartetto d’archi oggi. 3° movimento” si costituisce  infine il  nucleo di rappresentanza chiamato ad operare concretamente a favore delle giovani formazioni quartettistiche italiane, facendo innanzitutto leva sulle loro necessità, aspirazioni e individuali percorsi artistici, costituito da:

    1. Scuola di musica di Fiesole: Antonello Farulli   (antonellofarulli@gmail.com)
    2. Corso di perfezionamento per Quartetto d’Archi dell’Accademia Stauffer: Vittoria Fontana  (coordinamentoquartetti@accademiastauffer.com)
    3. Accademia Perosi  onlus di Biella: Stefano Giacomelli  (direttore@accademiaperosi.org)
    4. Amici della Musica Padova: Filippo Juvarra (segreteria@avampd.it)
    5. Pianofortissimo: Alberto  Spano  (alberto112@fastwebnet.it)

    Progetti comuni

    Atti dei convegni
    Chiesa di S. Filippo. Reggio Emilia 10 giugno 2015. “Il quartetto d’archi oggi. 3° movimento”

     

    Il Presidente degli Amici del Quartetto Guido A. Borciani Dott.Fabrizio Fiori rivolge un caloroso saluto ai componenti dei numerosi Quartetti intervenuti e agli altri ospiti rappresentanti di altrettante Istituzioni e Società di concerti; ringrazia poi in particolare modo il Direttore M.Ferrari dell’Istituto Superiore di Studi Musicali A.Peri di Reggio Emilia che con la Sua presenza testimonia l’attenzione che tale Istituzione rivolge alla formazione di giovani complessi da camera. Data la assenza per un improvviso impedimento di Guido Barbieri, cede la parola a Francesca Zini cui è affidato il ruolo di  moderatore della discussione odierna.

    Francesca Zini, nell’associarsi ai saluti, ricorda ai presenti che l’appuntamento di oggi nasce dalla precisa volontà, già anticipata lo scorso 4 dicembre 2014, di operare concretamente a favore delle giovani formazioni quartettistiche italiane, facendo innanzitutto leva sulle loro necessità, aspirazioni e individuali percorsi artistici per trasmettere le richieste e le domande emerse al costituendo “nucleo di rappresentanza” qui rappresentato da  Antonello Farulli per la Scuola di musica di Fiesole, Vittoria Fontana, per il Corso di perfezionamento per Quartetto d’Archi dell’Accademia Stauffer, Stefano Giacomelli per l’ Accademia Perosi onlus di Biella, Filippo Juvarra per gli Amici della Musica di Padova e Alberto Spano per Pianofortissimo (assente per improrogabili motivi di lavoro Claudio Rastelli degli  Amici della Musica Modena). Invita dunque i Quartetti presenti a presentare le proprie testimonianze, con una particolare attenzione volta ad illustrare le eventuali scelte innovative praticate nella loro carriera, per aprire nuovi percorsi, per intensificare i propri momenti di studio e ricerca, coniugando le esigenze artistiche tipiche di un quartetto con quelle della sopravvivenza economica. Da quindi la parola al: Quartetto Guadagnini: a nome del suo gruppo Fabrizio Zoffoli denuncia con un sorriso che forse la più grande follia per lui e i suoi compagni è stato proprio quella di decidere di formare un quartetto d’archi per le enormi difficoltà che normalmente incontra una giovane formazione per l’organizzazione delle prove e la ricerca di scritture. In tal senso risultano preziose le residenze offerte dagli Amici del quartetto reggiani e dal progetto “Le dimore del Quartetto” dell’Associazione P.Farulli; riguardo a scelte artistiche “innovative” ricorda l’esperimento condotto a Bari ove lo spettacolo “Life 45” ha presentato, con maggiore comprensione da parte del pubblico, il quartetto di Smetana e l’op.95 di Beethoven coinvolgendo una compagnia teatrale, esponenti di arte visiva e letteratura.
    .Ciò che davvero occorrerebbe ai giovani quartetti sarebbe l’opportunità di poter tenere una serie sufficientemente numerosa di concerti da condursi anche in circuiti “minori” e/o nelle case private per rodare il repertorio. Utile ed importante che si costituisca un nucleo di operatori disponibili a farsi carico delle esigenze artistiche, organizzative ed economiche della decina di quartetti esistenti in  Italia e sottolinea il valore  della iniziativa degli Amici della Musica di Padova che, in collaborazione con altre realtà, ha aperto un bando per selezionare un giovane quartetto cui offrire una residenza per il 2015/16

    Francesca Zini, nel ricordare che le difficoltà esposte da F.Zoffoli sono le medesime che da anni affliggono il mondo del quartetto, riporta le considerazioni espresse da M.Ferrari in merito alla attribuzione di premi nei diversi concorsi che si tengono in Italia e in Europa: più che premi in denaro utile sarebbe assicurare ai primi e secondi classificati un ciclo di concerti, proprio per garantire lo studio, la ricerca, la formazione, il rodaggio del repertorio.

    Quartetto Lyskamm: nel confermare  le medesime necessità sottolineate da F.Zoffoli, Giorgio Casati indica come la difficoltà più grande sia determinata dal rischio di dispersione: rare, infatti sono le occasioni per studiare, riflettere, approfondire; le pause tra un concerto e l’altro sono utili e preziose e si tratta di organizzare l’aiuto delle istituzioni preposte per consentire ai quartetti di godere in alcuni momenti di condizioni semi-protette. In tal senso  molto utile è risultata l’esperienza condotta recentemente a Bordeaux. Francesca Piccioni sottolinea come sia sempre risultato proficuo, nei confronti del pubblico, poter parlare e spiegare prima della esecuzione dal vivo,presentando la storia e le origini del quartetto d’archi e le esperienze personali della propria formazione, in particolare quando ci si trova davanti ad una platea di giovanissimi studenti.

    Francesca Zini conferma come nessuno, meglio di chi la suona, possa trasmettere conoscenze ed esperienze sulla musica, tanto più che le conversazioni con il pubblico possono essere modulate a seconda delle fasce di età, cultura, preparazione specifica.

    Quartetto Maurice: Giorgia Privitera illustra il percorso seguito dal proprio gruppo. Formatisi nel 2002 dopo il periodo di formazione presso la Scuola di musica di Fiesole, hanno indirizzato l’ approccio classico al repertorio contemporaneo nel quale si sono specializzati, frequentando linguaggi diversissimi tra loro, senza perdere di vista il ‘900 e scegliendo di non affrontare il 7/800:  scegliamo in piena autonomia le musiche su cui confrontarci col pubblico, rispettando a pieno la nostra estetica e suonando solo ciò che pensiamo ci rappresenti, più spesso all’estero che in Italia. Anche noi, come il Lyskamm, abbiamo sempre presentato al pubblico le nostre esecuzioni  e ne siamo stati ampiamente ripagati. Pur comprendendo la paura da parte degli organizzatori di rassegne concertistiche  di puntare esclusivamente sul repertorio contemporaneo, riteniamo che la medicina migliore per diffondere tale scelta, sia quella di dare fiducia al pubblico che a volte si dimostra più disponibile di quanto non crediamo. Riguardo ai tempi di studio e di prova e quindi alle difficoltà logistiche, abbiamo la fortuna di vivere tutti e quattro a Torino dove abbiamo individuato una sede anomala: ci troviamo infatti in un bar ove il proprietario ci ospita gratuitamente. Noi ricambiamo portando pubblico al suo esercizio. Le difficoltà maggiori sono rappresentate dalla assenza in Italia ( al di là del Ministero e del Cidim)  di istituzioni che  possano  garantire le spese di viaggio all’estero, carenza che limita grandemente la possibilità di scambi culturali internazionali.

    Francesca Zini ringrazia il Quartetto Maurice per aver sottolineato un punto delicato e “dolente”, quello del repertorio: scelte mirate, in luoghi non convenzionali, approccio molto specialistico? O la solita formula classico/romantico/ contemporaneo, cui il pubblico sembra più abituato? Anche per altri gruppi, come vedremo tra poco, leggendo le testimonianze inviateci dal Quartetto Symposium e dal Prometeo, il repertorio ha costituito un fattore determinante di distinzione.

    Quartetto Mitja: ringrazia gli Amici del Quartetto di Reggio per aver offerto l’occasione di un confronto di idee ed esperienze. I Mitja presentano la loro attività attraverso un video che ripercorre, in modo assolutamente autoironico e divertente, le tappe principali del loro percorso: dal rapporto con un amico-vicino di casa-pittore ( che ha suggerito di specializzarsi ma di non perdere il contatto col pubblico ), alla presa d’atto che i giovani raramente si trovano nelle sale da concerto, ma assai più di frequente nelle discoteche nella convinzione che nelle prime  ci si annoi, mentre le  seconde sono considerate come il tempio del divertimento. Come uscire da questa situazione? Attraverso la realizzazione di veri e propri spettacoli ove tutti i sensi del pubblico, dall’udito, al tatto, all’olfatto, alla vista siano coinvolti in una sorta di celebrazione delle glorie italiane: cibo, arte, musica; o ancora attraverso esperienze didattiche ispirate a quanto si fa alla Scuola di Fiesole: musica per tutti.

    Francesca Zini: sottolinea l’importanza dell’invito a coniugare eccellenza musicale e divertimento implicito nella proposta dei Mitja, come esemplarmente dimostrato da una “edizione in chiave quartettistica” dell’inno di Mameli che tutti i partecipanti al convegno hanno cantato a squarciagola.

    Quartetto Nous: Alberto Franchin ammette che la follia più grande del loro gruppo è stato di avere iniziato a suonare in formazione di quartetto in età già piuttosto avanzata, incontrando tutte le difficoltà già ricordate dai colleghi. Fortunatamente la decisione di vivere nello stessa città, a Como, nello stesso edificio a corte ci ha consentito non solo di ridurre drasticamente le spese per lo studio e le prove, ma, essendosi creata da parte dei vicini  e del padrone di casa una iniziale curiosità, via via trasformatasi  in apprezzamento, spesso ci porta ad eseguire dei concerti per tutto il vicinato nella corte dove il proprietario si incarica di organizzare anche il buffet. Questa esperienza, unitamente alla partecipazione al Festival di Mantova “Trame sonore”, ci ha convinto sempre più  a riporre fiducia nel pubblico. Durante un corso di formazione a Madrid abbiamo avuto modo di conoscere un corso di studi improntato specificamente sullo studio per quartetto, completamente gratuito, viaggi compresi, il che ci conferma sempre di più nell’idea che praticare le piazze estere sia fondamentale. In tal senso potrebbero essere di aiuto gli Istituti  italiani di cultura all’estero, ma una chance in più potrebbe essere quella di stimolare una rete di mecenati privati.

    Francesca Zini sottolinea come sia importante riporre fiducia nel pubblico e trova anche interessante l’ipotesi di ricorrere al mecenatismo privato.

    Quartetto Taag: il quartetto di recentissima formazione è nato quattro anni fa quando i suoi componenti non avevano ancora terminato l’ottavo anno di conservatorio. La prima esperienza travolgente è stata quella di partecipare a MITO di Torino, con 48 concerti in 8 giorni nei più svariati luoghi, dalle carceri agli ospedali, dalle sale di concerto alle case di riposo. Abbiamo quindi deciso di partecipare al nostro primo concorso che si è concluso felicemente. Dobbiamo all’Accademia Stauffer e alla Scuola di Fiesole le opportunità di studio e approfondimento. Constatando che in Italia i quartetti
    cominciano ad essere  numerosi, perché non fare rete tra di noi in modo che ciascuno possa invitare i colleghi nella propria città e ricevere in cambio un invito uguale?

    Quartetto Fauves: Condividiamo gli interventi del Quartetto Mitja e dei Nous sotto  due aspetti fondamentali, il problema di come sollecitare il pubblico e quello di dove reperire le risorse finanziarie. Per quanto ci riguarda ci siamo inventati un progetto che relaziona la musica alla natura: il nostro quartetto suona in una formazione a cinque, in cui il quinto elemento è un albero monumentale la cui linfa, unitamente ai rumori prodotti dagli animali che lo abitano, producono determinate oscillazioni che il computer traduce in suono. L’introduzione biologico-poetica dei nostri concerti è affidata ad un poeta che nello specifico si occupa proprio di alberi monumentali.  Questa strategia si è rivelata doppiamente vincente: dal punto di vista del pubblico, poiché riusciamo a raggiungere  non solo gli amanti della musica, ma anche gli appassionati dell’ambiente e della natura in genere, da quello finanziario perché siamo riusciti a coinvolgere nel progetto una azienda che produce parquet di legno ( anche per palcoscenici )  in modo eco-sostenibile e tale azienda si fa carico dei nostri viaggia all’estero verso i luoghi dove esistono e sono censiti alberi monumentali. In generale, per reperire risorse crediamo che sarebbe utile creare una rete di Amici del quartetto che possano, come accade a Reggio Emilia, mettere a disposizione le proprie case per alleggerire i costi del soggiorno per studio o concerti e, contemporaneamente, allargare le fasce di pubblico interessate.
    Terminati gli interventi dei quartetti presenti, Francesca Zini propone di leggere assieme a Vittoria Fontana i contributi scritti di  Prometeo, Symposium e S. Gramaglia

    Quartetto Prometeo: Francesco Dillon
    Cari amici ,
    è un vero peccato non esser con voi a Reggio Emilia in occasione di questa bella iniziativa di incontro e fruttuoso scambio di opinioni.Purtroppo (o per fortuna!) abbiamo proprio oggi un concerto e come tutti voi immaginate, siamo in ritiro di studio da qualche giorno.
    Non è facile liberare la mente dai pezzi che stiamo affrontando e approfondendo per l’ennesima volta, si tratta di “compagni di strada” di una vita : Bach, Schumann, Kurtag, per riuscire a scrivere queste poche righe “teoriche”.
    Mi perdonerete dunque se questi brevi spunti risulteranno un po’ frammentari e incompleti.
    Quello del quartettista, terminato il momento della formazione, dei corsi e dei concorsi, è troppo spesso un percorso con poche possibilità di incrocio e di confronto.
    Ecco che la iniziativa degli Amici del Quartetto diventa davvero preziosa e può andare a colmare un vuoto che, in particolare nel nostro paese, rischia di rendere la tradizione del quartetto d’archi, un linguaggio distante e in pericoloso moto contrario con la realtà che ci circonda. Leggendo i nomi dei quartetti presenti al convegno, noi del Prometeo ci riconosciamo sicuramente come parte del gruppo “anziano”, o magari potremmo dire più elegantemente “maturo”, tra gli ensemble chiamati a farne parte. Considerando i primissimi esordi, parliamo infatti di una storia ormai più che ventennale.
    Non è dunque facile sintetizzare in poche righe la nostra traiettoria in così tanti anni di attività, di studio, di viaggi e di incontri. Innanzitutto l’equilibrio di quattro voci paritarie è il raggiungimento di un lavoro d’insieme capillare, a volte entusiasmante, altre volte faticoso. Noi intendiamo il quartetto come una forma veramente ‘democratica’, dove ogni voce e personalità si possa trovare realizzata. Non un cammino facile dunque. Perché ciò si realizzi, ognuno deve rinunciare a qualcosa di sé e mettere i propri desideri musicali al centro del dibattito e del processo di prove. Il miracolo è che, se talvolta si fa fatica a ‘digerire’ un’idea musicale altrui, dopo qualche tempo che si suona un pezzo si dimentica magari di chi fosse in origine una scelta che ci era sembrata tanto ‘innaturale’... in questo senso i nostri segreti per una felice convivenza artistica si possono riassumere in: fiducia reciproca, apertura e tolleranza. Inoltre, sicuramente si tratta di un tentativo di fare quartetto in modo libero da ogni forma di prevedibilità estetica e routine interpretativa, aperto nelle collaborazioni come nel repertorio e nella esplorazione di linguaggi più o meno innovativi. Tutto questo non tanto per una ricerca di originalità fine a sé stessa, che risulterebbe forzata, ma piuttosto per una voglia di “interpretare” questa formazione secondo la nostra sensibilità e personalità e per una reale necessità di dialogare sempre con il presente. Ecco che la vera originalità nasce forse dalla ricerca coerente ed è sempre frutto di un approfondimento continuo. Così la frequentazione costante di certo repertorio contemporaneo, l’amicizia e la collaborazione creativa con compositori a noi vicini, sono diventati aspetti sempre più quotidiani e anzi vitali per la crescita del gruppo.
    Quello che abbiamo appreso nel lavoro sul “nuovo” è presto diventato un mezzo per rileggere il passato con uno “sguardo innocente”, come l’omonima raccolta saggistica di Roger Shattuck.
    Ciò che scoprivamo nell’esplorazione del suono contemporaneo, allargava a dismisura la nostra sensibilità al “colore” musicale e al timbro, mettendo in questione tutto ciò che fino ad allora avevamo dato per scontato. Per fare solo un esempio, la “scoperta” del silenzio in Sciarrino diventava “comprensione” e quindi rilettura delle pause beethoveniane..
    Questo percorso non lo abbiamo mai voluto però far diventare a-critico e specialistico.
    Abbiamo scelto con apertura, ma con rigore, le musiche che risuonavano in noi e ci accendevano interesse; al tempo stesso abbiamo sempre lottato contro la facile etichetta di specialisti del contemporaneo. Siamo coscienti di aver intrapreso la strada più difficile: quella di abbattere i confini stilistici e le connessioni scontate, di percorrere le vie già battute e sicure, cercando risonanze meno ovvie fra il nuovo e l’antico, verità cangianti nelle pieghe della letteratura quartettistica con il fine ultimo di mantenere vivo e costante lo spirito di ricerca che ci ha guidati fin dagli esordi e che rappresenta il nostro ideale di fare musica insieme.

    Ensemble Symposium: Simone Laghi
    Gentili Amiche ed Amici del Quartetto,
    Abbiamo appreso con vivo interesse delle vostre iniziative dedicate al Quartetto d’archi, e pur essendo oggi impossibilitati per impegni di lavoro ad intervenire di persona, confidiamo di presenziare ai prossimi incontri,al fine di illustrare l’attività dell’Ensemble Symposium.
    L’Ensemble Symposium nasce alla fine del 2013ed è un collettivo di musicisti dedicati alla rivalutazione del patrimonio strumentale italiano del 18° Secolo. L’attività musicale procede di pari passo con la ricerca e la rivalutazione del repertorio per quartetto, seguendo le tracce dei compositori Italiani attraverso l’Europa. Nel 2014 abbiamo pubblicato, grazie ad un generoso contributo della Fondazione Teatro Borgatti di Cento, i Sei quartetti per archi di Bartolomeo Campagnoli (1751-1827), conservati in singola copia manoscritta alla Biblioteca Nazionale di Berlino e ritenuti fino al 1997 scomparsi. Insieme alla registrazione, ho personalmente curato l’edizione critica che è in corso di pubblicazione presso la casa editrice A-R Edition (USA).Già nel 2012 avevo curato l’edizione dei Sei Quartetti di Pietro Nardini, e la relativa edizione delle partiture.
    La nostra intenzione è quella di sviluppare questa prassi ed applicarla a progetti che avranno come protagonisti compositori come Ferdinando Bertoni,Gabriele Piozzi, Venanzio Rauzzini, Giovanni Francesco Giuliani ed altri ai quali ad oggi è stata negata la sorte di essere studiati e pubblicati. La mancanza di registrazioni e di edizioni pratiche rendono praticamente impossibile la diffusione di questo tipo di repertorio. Fortunatamente, il pregiudizio contro gli autori cosiddetti “minori”non è così forte come si potrebbe immaginare,ed anzi stiamo riscontrando un vivo interesse delle istituzioni verso queste ricerche,che presentano indubbiamente una novità all’interno di un repertorio come quello del quartetto d’archi: repertorio potenzialmente vastissimo ma allo stesso tempo troppo spesso costretto all’interno di confini auto-imposti,dettati dalle richieste delle società di concerti e da un pubblico rassicurato da brani già ascoltati in decine di dischi e centinaia di concerti.
    La peculiarità del repertorio italiano Settecentesco per quartetto d’archi è quella di rappresentare non, come viene spesso considerato,un aborto della tradizione Austro-Germanica, ma un genere “altro”, non destinato alle sale da concerto ma alle esecuzioni domestiche, espressione di un linguaggio intimo e sensibile, consciamente e volontariamente lontano dagli echi dello sturm und drang. Come già individuato da Fausto Torrefranca nel suo Avviamento alla storia del Quartetto Italiano, pubblicato postumo nell’Approdo Musicale n. 23 del 1966, il genere del quartetto italiano ha una sua dignità che è stata troppo spesso relegata ad una condizione di marginalità, e merita di essere recuperata.
    Mi riservo di sviluppare la trattazione di queste argomentazioni all’interno della tesi di dottorato che sto completando presso l’Università di Cardiff, in Galles. Tuttavia vorrei concludere riassumendo in alcuni brevi punti l’importanza della rivalutazione del repertorio Italiano per quartetto:
    Conservazione del patrimonio musicale nazionale(come già avviene in Francia, Inghilterra e Spagna, ove l’interesse per la musica nazionale ha creato opportunità di studio e di dialogo);
    Redazione di edizioni pratiche, al fine di permettere ai musicisti di approcciarsi al genere;
    Analisi delle reciproche influenze fra repertorio germanico ed italiano, e adeguata contestualizzazione storica.
    Scopo didattico: la linearità del repertorio italiano rappresenta un ottimo strumento per sviluppare lo studio della musica d’insieme. I giovani musicisti possono infatti affrontare questo repertorio,che contiene brani di musica da camera di difficoltà graduale, concentrandosi principalmente sulla complessità dell’atto del “suonare insieme”.
    Ampliamento del repertorio e creazione di interesse da parte del pubblico e delle istituzioni didattiche e concertistiche, al fine di rivitalizzare tutto il movimento quartettistico nel suo complesso, aprendo alle novità e ad approcci di vario genere che evitino la stagnazione all’interno di un repertorio limitato, approcciato con modalità di esecuzione “di tradizione”.
    Concludo inviando i saluti dell’Ensemble Symposiuma tutti i partecipanti ed in particolare ai colleghi quartettisti,augurando un buono svolgimento dei lavori.

    Quartetto di Cremona: Simone Gramaglia
    Carissime amiche ed amici,
    Sapere che oggi si sta parlando e discutendo di quartetto non può che essere una bella notizia.
    Avrei voluto essere presente anche a questo convegno per stare insieme ai miei colleghi ma anche ai violisti, a volte, capita di dover suonare....
    Spero che da questo incontro possano uscire idee, proposte e fatti concreti utili. Soprattutto questi ultimi sono quelli che più mi stanno a cuore e di cui più c'è bisogno perché, sappiamo bene tutti, per sopravvivere un quartetto ha bisogno di cose concrete: un buon training possibilmente gratuito, borse di studio, contatti internazionali, luoghi che possano ospitare i gruppi e concerti. Personalmente sto lavorando, insieme ai miei colleghi e a molte persone di buona volontà, per contribuire alla realizzazione di questi aspetti e sto cercando di farlo nel modo più aperto e collaborativo possibile.
    Le realtà autoreferenziali non mi interessano perché sono fallimentari, sono destinate a rimanere isolate e hanno fatto il loro tempo.
    Nel concreto ecco alcuni risultati:
    - Accademia Stauffer con il corso di quartetto gratuito
    - collaborazione e/o contatti in corso con Ecma, Ecmta, ProQuartet, Lubecca, Madrid, Vienna (Isa Festival) per segnalare i gruppi italiani e creare, nel tempo, un network internazionale in cui il quartettismo italiano non sia il solito fanalino di coda.
    - Collaborazione con l'Associazione Piero Farulli, un vero e proprio gioiello che va aiutato e sostenuto da tutti noi perché in modo intelligente e trasversale sta sensibilizzando in Italia ambienti che potrebbero dare molto al nostro mondo.
    Il progetto Dimore Storiche è il risultato della sensibilizzazione di uno di questi ambienti.
    Altra attività dell'Associazione sono poi il concorso internazionale per giovanissimi quartetti che si svolgerà a Cremona il prossimo anno ed il concorso internazionale di composizione di un quartetto d'archi destinato a giovani esecutori che avrà presto luogo a Firenze e che ha avuto una straordinaria adesione da tutto il mondo.
    - È in essere un rapporto di collaborazione particolare con il consorzio dei liutai cremonesi per chi volesse provare strumenti e archi anche solo per confrontarli con i propri.
    - Il collezionista e commerciante piemontese Gianni Accornero si è reso disponibile, con la sua esperienza, a fare il possibile per aiutare e sostenere giovani strumentisti: ha da poco prestato un intero quartetto Fagnola al QGuadagnini
    - Collaborazione con la Filarmonica Laudamo che, nei prossimi tre anni, ospiterà ogni due giovani quartetti
    Molte altre cose sono in lavorazione con diverse realtà italiane.
    È chiaro poi che ogni quartetto ha e deve avere un proprio percorso e che pensare di costituire una "comune dei quartetti" ha, secondo me, poco senso.
    Lavorare però perché anche in Italia si arrivi, finalmente, ad avere un sistema di sostegno per chi studia e poi si distingue per merito nell'ambito del quartettismo è sacrosanto.
    Per come la vedo io la cosa più importante è quella di coordinarsi e confrontarsi cercando ogni volta di raggiungere un risultato concreto che vada ad aggiungersi a quello che di positivo già c'è.
    Ed è molto:
    In Italia abbiamo uno dei più grandi concorsi internazionali di quartetto, proprio qui a Reggio e ben gestito dal dir. art. Fasolo; abbiamo Accademie e Scuole che possono offrire una preparazione eccellente, abbiamo istituzioni preziose come il Cidim, Abbiamo una grande Radio, importanti e storiche società di concerti e festival. E in più abbiamo persone che hanno desiderio di offrire e offrono entusiasmo, competenza, opportunità, aiuti economici....
    Esopo scrive di stare attenti a non perdere la sostanza mentre si afferra l'ombra.
    Per me l'ombra sono il pessimismo, l'inerzia, l'autoreferenzialismo, la polemica fine a se stessa e la mancanza di visione.
    La musica ha bisogno di entusiasmo, amore e lavoro.
    Ai mie bravissimi "giovani colleghi" dico solo di non mollare, di crederci e di continuare a lavorare. E, se può servire, contate pure su di me.
    Un caro saluto.
    Adriana Verchiani e Francesca Traxler, rispettivamente Presidente e Vicepresidente della Associazione Pitro Farulli, presentano in un breve video il progetto “Le dimore del quartetto”, una straordinaria opportunità per i giovani quartetti di trascorrere brevi periodi di studio nelle dimore storiche messe a disposizione dagli aderenti all’iniziativa. In cambio della ospitalità i quartetti offrono al termine del soggiorno un concerto per gli ospiti, esperienza in qualche modo analoga a quella condotta dagli Amici del Quartetto.
    Terminata questa prima parte, su proposta di Francesca Zini e Anna Pozzi si insedia per acclamazione il nucleo di rappresentanza di cui in premessa e costituito da:

    6. Scuola di musica di Fiesole: Antonello Farulli
    7. Corso di perfezionamento per Quartetto d’Archi dell’Accademia Stauffer: Vittoria Fontana
    8. Accademia Perosi  onlus di Biella: Stefano Giacomelli
    9. Amici della Musica Padova: Filippo Juvarra
    10. Pianofortissimo: Alberto  Spano

    Si riportano qui di seguito i loro interventi:
    Antonello Farulli sottolinea la vitalità e la positività degli interventi dei quartetti. I loro contributi mostrano una felice consapevolezza della situazione affiancata da una notevolissima capacità di reagire.
    Dal punto di vista artistico e della proposta, afferma poi, ci troviamo in una situazione che definisce  Post-beethoveniana, ovvero in quel sentimento di inadeguatezza che colpì i musicisti dopo la scomparsa del grande compositore. In realtà molto, moltissimo resta da realizzare, rispetto alle indicazioni coraggiose di chi ci ha preceduto, con particolare riferimento al Quartetto Italiano. Non è comunque dallo Stato che il mondo musicale può sperare di avere un aiuto organizzato e sistematico.
    Pertanto le iniziative dei giovani quartetti che si sono espressi sono il segno di questa rinnovata capacità di esistere e di dire una propria parola. La Scuola di Musica di Fiesole con specifico riferimento all'Accademia del Quartetto in collaborazione con l'European Chamber Music Academy, è a disposizione per la costituzione di una consulta (come la si voglia chiamare) che veda riunite le associazioni ed i soggetti sul territorio che, a partire da ciò che ci unisce, desiderino creare un circuito
    concertistico a favore di questi ensamble.
    Vittoria Fontana: “La parola ai quartetti” è stato, dal mio punto di vista, forse il momento più significativo del convegno dedicato al Quartetto d’archi, promosso dall’Associazione Amici del Quartetto “Guido Borciani”. Poter ascoltare dalla viva voce dei diretti interessati le loro esperienze, le loro difficoltà, le loro abilità nell’affrontare ogni situazione (problematica e non), è stato istruttivo e formativo. Ed è giusto che Accademie ed Istituzioni Concertistiche vengano sensibilizzate sui sacrifici che i giovani quartetti in Italia affrontano pur di studiare ed esibirsi.A tal proposito sarebbe interessante che le Accademie potessero confrontarsi sull’organizzazione dei propri corsi e sulle diverse esperienze dei propri allievi: ciò potrebbe essere utile per imparare nuove strategie e per mettere a fuoco problematiche sempre nuove a cui porre rimedio per facilitare l’accesso degli studenti alle varie realtà didattiche. In qualità di coordinatrice del Corso di Perfezionamento per Quartetto d’Archi dell’Accademia Stauffer ho volentieri invitato i colleghi delle altre Accademie presenti al Convegno ad intervenire alle lezioni a Cremona ed ho accettato con piacere gli inviti giunti dagli altri. Allo stesso tempo ho rivolto e rinnovato l’invito a seguire le giornate di lezione a Cremona anche ai rappresentanti delle Istituzioni Concertistiche: in questo modo verrebbero a diretto contatto con la realtà quotidiana della didattica e dei piccoli grandi problemi che ciascun quartetto affronta. Allo stesso tempo avrebbero forse un’immagine più chiara della grande motivazione che spinge strumentisti di tutta Italia ad unirsi in gruppi da camera. In conclusione, per quanto concerne il sostegno da offrire ai giovane quartetti, è comprensibile che le Istituzioni Concertistiche possano avere diverse motivazioni per scritturare o meno un giovane quartetto italiano, ma certamente le Accademie di una certa rilevanza nazionale dovrebbero fare rete per sostenere i propri ensemble e in generale il desiderio di fare musica da camera, che in Italia è più vivo che mai.

    Filippo Juvarra (direttore artistico della Associazione Amici della Musica di Padova) interviene per presentare la recente iniziativa del" Bando di selezione nazionale per giovani quartetti d’archi italiani " realizzata in collaborazione con CIDIM /Roma, Associazione Veneta Amici della Musica (AVAM ) e l’Associazione Amici del Quartetto “Guido A. Borciani “. E’ una iniziativa volta alla individuazione di un quartetto “residente “presso gli Amici della Musica di Padova per il biennio 2016-2017.Una iniziativa che riconferma l’attenzione della stessa associazione ai nuovi talenti (sia a livello internazionale che nazionale ) e al rinnovamento nelle proprie stagioni concertistiche , aperte alle nuove formazioni e ai nuovi repertori. E’ un impegno che da sempre gli Amici della Musica perseguono, nell’ottica anche della sinergia e delle collaborazioni al livello nazionale, con un ruolo attivo anche nella elaborazione di diversi progetti rivolti ai giovani avviati nel corso degli anni dal CIDIM (Nuove Carriere ,Il suono giovane).Ed è per la condivisione di questo spirito di ricerca che gli Amici della Musica di Padova hanno aderito alla iniziativa promossa dall’Associazione Amici del Quartetto “Guido A.Borciani “ e confidano che la rete così creata possa portare attenzione ulteriore allo sviluppo della cultura del quartetto in Italia.
    Stefano Giacomelli (Direttore artistico Accademia Perosi onlus Biella). Ho pensato molto su quale taglio dare al mio intervento.Speranzoso del fatto che molti dei musicisti e direttori artistici invitati, avrebbero condiviso ed esposto le proprie esperienze artistiche, arricchendo il dibattito con utili riflessioni e suggerimenti, ho provato a concentrarmi su ciò che è e su come si sia modificato il mercato della musica, e dunque del Quartetto, negli ultimi anni. Giocando come voi sulle parole (Allegro molto: la parola ai quartetti, Andantino, quasi un poco allegretto: proposte e dibattito¦), mi sono divertito nominando questo possibile soggetto coordinatore e interlocutore, Camera Nazionale del Quartetto. Non nascondo che la provenienza da una terra, quella Biellese, dove molto dipende dal riuscire a fare sistema per promuovere il Made in Italy del tessile, e la Camera della Moda aiuta a scandire gli appuntamenti della vita quotidiana, abbia influito su questo spiritoso gioco di parole.Tuttavia ritengo che una acronimo, una sigla un specie di titolo possa e debba essere il punto di riferimento privilegiato per valorizzare e promuovere i giovani quartetti italiani appunto. Così, continuando nel ragionamento per dotarsi di una strategia, ho iniziato a mettere nero su bianco i titoli principali dei temi che si dovrebbero, a mio avviso sviluppare. Per disegnare un modello di attività da mettere in atto per supportare i giovani Quartetti Italiani credo si debba definire: cosa vogliamo fare, o siamo in grado di fare,quanto tempo ci diamo e, quale potrebbe essere il budget a disposizione. Per questo motivo mi sono posto una serie di domande da condividere per poter raggiungere gli obiettivi prefissati:

    A chi ci rivolgiamo? Associazioni nazionali oppure anche a enti internazionali? Conosciamo il mercato? Come si è¨ mosso in questi ultimissimi anni?

    Canali di distribuzione dei Quartetti: Manager e segretariati artistici, Produzione dei demo video discografici, Community management (Social network)

    Relazioni con gli enti: Nucleo di rappresentanza (Camera del Quartetto) che si relaziona e cooordina i settori
    Attività chiave: Community management (Social network), News letter, Web Site, Ufficio Stampa, Pubblicità Partners: Concorsi, Accademie/Scuole, Legame con la Critica e coinvolgimento dei giornalisti

    Obiettivi finali: Dare un supporto ai Quartetti discutendo i progetti, i programmi e le scadenze. Creare opportunità di lavoro. Nello specifico, relativamente alla promozione, io affronterei il lavoro dividendolo in 4 azioni: . Quartetto (visto come prodotto).

    1. Cosa chiede il mercato ai quartetti ed ai musicisti in genere. Individuare cosa lo differenzia dalla concorrenza? Quale cachet? Definizione di un range di cachet, per un certo periodo, per fare in modo che si possa diffondere con più facilità l'informazione che se si investe sui giovani si può dare un certo tipo di "prodotto".. Quali sono i clienti di riferimento? In che misura sono sensibili al prezzo?
    2. Promozione: agire sulla leva della comunicazione, cioè¨su  tutte le azioni atte far conoscere ed apprezzare i nostri quartetti. Dove, come e quando comunicare i nostri messaggi promozionali? Come gesticono la comunicazione i nostri concorrenti? Cioè¨ gli altri enti esteri?
    3. Alleanze. Incrementazione delle visualizzazioni sulle piattaforme social già esistenti (es.: facebook e youtube) e se necessario creare pagine su altre piattaforme (twitter, pinterest, instagram) Dove
    4. Dove e come si possono trovare i migliori Quartetti italiani? Come dobbiamo agire per trovare i giusti canali di distribuzione?

     Alberto Spano (Dir. Artistico d Pianofortissimo)
    Potrà sembrare strano che nel momento in cui vengo presentato come direttore artistico di un festival che si intitola “Pianofortissimo”, io venga eletto in una commissione che si occupa di quartetti d'archi. In realtà sia come giornalista che come produttore discografico e responsabile di festival mi sono occupato molto in passato di quartetti, soprattutto quando ero direttore del Festival Internazionale Santo Stefano di Bologna, un'importante rassegna di musica da camera che si è svolta nei chiostri del complesso di Santo Stefano di Bologna (le famose Sette Chiese) per ventiquattro edizioni consecutive, dal 1989 al 2012. Riguardando i programmi vengo a scoprire che vi ho invitato alcuni dei migliori quartetti degli ultimi anni, alcuni per più di un'edizione. Ecco l'elenco preciso in ordine alfabetico: Quartetto Academia, Quartetto Bernini, Quartetto Borciani, Quartetto di Torino, Quartetto di Venezia, Quartetto di Verona, Quartetto di Cremona, Quartetto di Fiesole, Quartetto Foné, Quartetto Proscenio, Quartetto Savinio, Quartetto Stauffer, Quartetto Wihan.

    Pensandoci bene, oggi mi accorgo amaramente che la metà di questi quartetti non esistono più, cioè si sono sciolti. Ecco dunque il problema fondamentale per un quartetto: quello di durare nel tempo. Sappiamo bene quanto sia difficile formare un buon quartetto, quanti sacrifici bisogna affrontare, quanto ore di studio, quanta abnegazione, quanto duro lavoro, spesso un lavoro apparentemente fine a se stesso vista la difficoltà di emergere e di fare carriera. Carriera che è quasi sempre un miraggio per molti, per la maggioranza. Quanti sogni, quante aspettative, quanti sacrifici, quanta fatica fra i 20 e i 30 anni, gli anni classici della formazione di un quartetto, e poi quante delusioni, quante rinunce, quante speranze disattese negli anni successivi. I casi della vita, i problemi personali di ognuno, le diverse aspettative di carriera, i problemi economici, la scarsità di concerti, il lavoro in orchestra, le sensibilità, la didattica, gli spostamenti, i problemi familiari, i diversi stili di vita... Sembra che tutto congiuri contro la vita di un quartetto, sembra quasi che la vita stessa sia contraria alla vita di un quartetto.

    Come discografico ho avuto la fortuna di produrre uno dei più bei dischi cameristici italiani degli ultimi anni, e ricordo bene un episodio di quella per me storica registrazione. Col Quartetto Fonè stavo registrando a Lugano il Quintetto per archi in do maggiore di Franz Schubert: al secondo violoncello c'era nientemeno che Franco Rossi, il violoncellista del Quartetto Italiano. Le registrazione in studio arrivava al termine di una meravigliosa tournée nei maggiori teatri italiani. Erano esattamente i primi giorni del marzo 1992, 23 anni fa. Furono per me quattro giorni eccezionali: Franco Rossi era all'apice della sua maturità interpretativa, e aveva una forza e una disciplina “mostruosa”. Quando toccava il suo violoncello Maggini (che oggi è nelle mani di Mario Brunello) la musica vibrava in una maniera che aveva dell'incredibile, e i giovani archi del Fonè, formatisi quartettisticamente sotto la sua lezione, sembravano una sua diretta emanazione. Io e il Tonmeister Jochen Gootschall eravamo increduli, non ci sembrava quasi vero quello che stavamo ascoltando, e ci guardavamo spesso con occhiate estatiche. Il disco conobbe un enorme successo, e posso dire che è una delle registrazioni “di riferimento” di questo capolavoro, che si usa citare quando si fanno confronti discografici. In particolare è ancora sconvolgente la lentezza dell'Adagio: oltre 16 minuti, credo un record assoluto. Eppure c'è una tensione musicale, quasi spasmodica, che ne fa dimenticare l'estrema lentezza. Un disco capolavoro, lo posso dire con orgoglio. Ebbene, verso la fine di quelle per me esaltanti sessioni di registrazione, mi accorsi che il giovane violista del quartetto piangeva. Con discrezione chiesi agli altri in una pausa come mai si commuoveva così tanto, poiché ero abbastanza preoccupato per la sua salute e nello stesso tempo ero sorpreso da tanta sensibilità musicale. Con altrettanta discrezione mi fu rivelato che non c'erano problemi di sorta, che stava benissimo. Ma che piangeva come un bambino perché si rendeva conto che erano le ultime sessioni di registrazione, le ultime note che lui avrebbe suonato con quella formazione, poiché una volta terminato il disco, lui avrebbe lasciato definitivamente il quartetto per motivi personali. Così avvenne. Da lì in avanti si avvicendarono al suo posto altri musicisti bravissimi, ma il quartetto non fu più lo stesso. Mai più. Ricordo con commozione quelle lacrime, lacrime di vero dolore di un musicista che sapeva che un grande sogno della sua vita stava per infrangersi per sempre.
    Questo ricordo lo voglio però oggi accostare a un episodio altrettanto forte occorsomi nella mia ahimè lunga esperienza nel settore: mi scuso per per l'aneddotica personale, ma questa volta può tornarmi utile per lanciare un'idea per tutti i giovani quartetti che qui ci stanno ascoltando.

    Stavo intervistando il leggendario violoncellista del Quartetto Borodin, Valentin Berlinsky, durante un concerto a Portogruaro. Avevo davanti un pezzo di storia ed ero particolarmente emozionato. Pensate, il Quartetto Borodin formatosi nel 1945 al conservatorio di Mosca, che ha eseguito straordinariamente tutti i quartetti di Shostakovich sotto egida, li ha registrati integralmemtne per ben due volte per la Emi e la Teldec, e li sta di nuovo registrando ora con l'attuale formazione per la Decca. Berlinsky mi raccontava dei primi anni, dei sacrifici, del rapporto con Shostakovich, dei concerti con Sviatoslav Richter. Mi sentivo quasi schiacciato da tanto passato, e dovevo sembrare quasi insolente nelle mie domande. Ad un certo punto chiesi quale fosse il segreto del Quartetto Borodin, e di questa sua incredibile longevità. Berlinsky mi guardò fisso negli occhi: “lo vuole veramente sapere?”, mi chiese. Sì, Maestro. Berlinsky tirò fuori dalla tasca dei pantaloni il suo portafogli, un classico vecchio portafogli di cuoio nero sdrucito. Lo aprì, e rovistando non poco ne estrasse un vecchissimo foglio giallo, piegato in quattro parti. Lo aprì e me lo mostrò. Era scritto a macchina in caratteri cirillici, per me ovviamente illeggibili. “Sa cos'è? È Il contratto del Quartetto Borodin, con i nostri dieci comandamenti, che firmammo nel 1945”. Me li lesse tutti: si andava dalle ore di studio che si dovevano fare tutti i giorni, alle regole sul repertorio, sul come e dove studiare, sul come e dove accettare i concerti, sul come comportarsi in pubblico, come vestirsi, etc. Il testo di questo documento eccezionale è stato pubblicato da qualche parte. Insomma i dieci comandamenti assoluti da rispettare per sempre. Seguivano le firme, tutte per me illeggibili e abbastanza sbiadite. “Guardi bene le firme, Spano”. Capii che l'inchiostro era strano, non era certo un inchiostro normale, e il colore non era molto definito: uno strano marroncino scuro. Che inchiostro è? “Il nostro sangue”, mi rispose Berlinksy. “Al momento di firmare ci ferimmo con un coltello e intingemmo la puntina nel nostro stesso sangue. Questo è il segreto del Quartetto Borodin!” E mi fissò con uno sguardo fiero.
    Cari ragazzi, non vi consiglio di ferirvi e firmare a sangue il vostro contratto, ma cercate di firmare a sangue virtualmente il vostro futuro. Credeteci molto, come ci credettero i componenti del Quartetto Borodin. Questo è l'unica cosa che mi sento ora di dirvi.
    Alle ore 13.30, terminati gli interventi e insidiatosi formalmente il nucleo di rappresentanza di cui sopra la seduta è tolta.

    Chiesa di S. Filippo. Reggio Emilia 4 dicembre 2014. “Il quartetto d’archi oggi. 2° movimento”

     

    Dopo i saluti del Sindaco, molto apprezzati dalla assemblea  per precisione, concretezza e sensibilità, il Presidente dell’Associazione “Amici del quartetto Guido A. Borciani”, Fabrizio Fiori  apre i lavori, affidando al moderatore Guido Barbieri il compito di riallacciare le fila del discorso, per verificare se e quali obiettivi  sono stati  realizzati  e riprendere le raccomandazioni e gli spunti  emersi nel convegno del 16 giugno 2012 con la precisa volontà di individuare concrete misure e buone  pratiche tese a garantire la promozione dei giovani quartetti italiani.

    Guido Barbieri, nell’elencare le proposte a suo tempo emerse ( festival  itinerante,  master-class e circuitazione presso le società dei concerti, residenze triennali ) e nel suggerire una ulteriore idea  ( tutoraggio dei quartetti già affermati nei confronti di quelli  più giovani con relativa offerta alle società dei concerti di un doppio programma che può vedere esibirsi nella stessa serata “maestri” e “allievi” ), per dare concretezza alle ipotesi elencate,  suggerisce di affidare  ai Direttori Artistici  e/o Presidenti di 3/5 società ( equamente distribuite sul piano territoriale e su quello delle dimensioni economico/organizzative ) il compito di costituire un organismo leggero, una sorta di accordo di programma,  per offrire un servizio di coordinamento alle società ed agli operatori che agiscono sul piano della organizzazione e della offerta di  musica da camera, con particolare riferimento a quella quartettistica, anche in vista ( già a partire dalla programmazione per il 2016 ) degli obblighi, particolarmente complessi e impegnativi, previsti dal Decreto Franceschini  per l’accesso ai fondi  FUS.

    Stefano Passigli,  (Amici della Musica di Firenze) sottolinea con forza la inadeguatezza dei fondi FUS , ulteriormente aggravata dalla destinazione di una rilevante quota di tali fondi a ripianare i deficit degli Enti Lirici e dalla discrezionalità strutturale nella assegnazione delle risorse, la mancanza di una politica nazionale  che si ostina a non attribuire alla  cultura  un ruolo centrale  nel governo delle città, delle regioni, dello stato  e del tessuto sociale  in genere,  la formazione di base poco attenta alle formazioni cameristiche. Pure, a fronte di così tanti elementi negativi, occorre continuare a sforzarsi di attuare” concrete misure e buone  pratiche tese a garantire la promozione dei giovani quartetti italiani”.  In tal senso apprezza  e condivide la proposta avanzata da Guido Barbieri  di “costituire un organismo leggero, una sorta di accordo di programma,  per offrire un servizio di coordinamento alle società ed agli operatori che agiscono sul piano della organizzazione e della offerta di  musica da camera “

    Filippo Juvarra, (Amici della Musica di Padova) precisando che  quando si parla di quartetti si intende in senso lato riferirsi alla musica da camera, traccia un quadro complesso delle difficoltà del settore , che non sono solo italiane ma anche europee, e ben diversificate a seconda delle dimensioni  delle città  in cui operano le società prese in esame, della loro collocazione territoriale e del relativo tessuto culturale con cui interagiscono più o meno vivacemente. Approva la proposta di Barbieri e auspica che si possa individuare all’interno  del coordinamento/accordo di programma un soggetto che dia garanzie di assoluta neutralità.

    L’intervento di Vittoria Fontana (Accademia Stauffer di Cremona), apre invece uno squarcio positivo nel panorama degli interventi di formazione e promozione dei giovani quartetti. Al corso di Alto Perfezionamento per Quartetto d’Archi presso l’Accademia Stauffer di Cremona, avviato proprio nel 2012, il numero di iscrizioni  di giovani quartetti è in forte crescita, ed ha raggiunto le 11 unità nel 2011, grazie, sia alla gratuità dei corsi, sia alla presenza del Quartetto di Cremona la cui notorietà internazionale ha garantito e incrementato  una altrettanta internazionalità di provenienza dei quartetti. Molto positiva anche l’affluenza  ad un convegno organizzato con ECMA nel 2013

    Lorenzo Fasolo, (Festival del Quartetto di Reggio Emilia e Premio Borciani)  nel sottolineare come il Premio Borciani rappresenti un autentico ed importante momento di conoscenza e verifica del livello di formazione dei quartetti, e nel considerare come molto positiva l’esperienza  condotta nella edizione del  2014 con L’Ist. A.Peri  e la Scuola di Fiesole, constata però il permanere di uno stato di difficoltà dei quartetti italiani scarsamente competitivi sul piano europeo. Quanto alla esigua presenza delle formazioni quartettistiche nei programmi delle società dei concerti va notato che, se è vero che generalmente i loro cachet sono più bassi di altre categorie di musicisti, è altrettanto vero che tendenzialmente  un concerto per quartetto d’archi  incassa meno.

    Maurizio Ferrari (Ist. Sup. di Studi musicale A.Peri di Reggio E.)  presenta le peculiarità dell’Ist. A.Peri sul piano formativo: l’esperienza partita quattro anni fa di puntare sulla formazione di orchestre giovanili ( attualmente in numero di 5 ) ha prodotto una modifica strutturale nell’insegnamento che privilegia nell’allievo l’approccio non da solista ma come “musica assieme”.  Si è potuto così affiancare alle orchestre giovanili la formazione per quartetti che riscuote un enorme interesse  nella fascia 6/18 anni per poi progressivamente calare mano a mano che più urgenti si fanno per gli allievi le necessità di trovare uno sbocco professionale,  stante la ristrettezza del mercato per questo tipo di repertorio e il permanere di ordinamenti  ministeriali incongrui che non prevedono nei conservatori il biennio di specializzazione per quartetto. Occorrerebbe dunque potenziare sia la formazione curriculare che quella extra-curriculare grazie alla presenza nella nostra città della prestigiosa tradizione del Premio Borciani e all’aiuto degli “Amici del quartetto Guido A.Borciani.

    Guido Barbieri, nel sintetizzare questa prima tornata di interventi sottolinea l’importanza rivestita dai conservatori come potenziali luoghi di residenza, formazione di base e specialistica dei quartetti anche al di là dei percorsi curriculari tradizionali e introduce il tema della scelta e diversificazione dei repertori come elemento importante per l’ampliamento  delle occasioni sia di formazione che di esibizione dei giovani quartetti .

    Simone Gramaglia (Quartetto di Cremona), nell’apprezzare il realismo di L. Fasolo e la sua conduzione del Premio Borciani, invita i giovani quartetti ad esplorare  in modo più approfondito il mercato dei committenti, sia in Italia che all’estero  dove permane una buona considerazione di quanto prodotto ed organizzato nel nostro paese. Rilancia  quindi le seguenti proposte operative: coinvolgere i Conservatori come luoghi di residenza formative ( come accade all’estero con le Università ) e centri  di garanzia dai quali le Agenzie possono attingere  informazioni, prestare la massima attenzione alla scelta dei repertori. Dichiara poi la piena disponibilità del Quartetto di Cremona per le  iniziative di tutoraggio suggerite da Guido Barbieri nella introduzione al convegno.

    Giorgio Pugliaro (Unione musicale Onlus Torino), riassume le molte provocazioni/ contraddizioni emerse fin qui nei diversi interventi e che si potrebbero sintetizzare nella antitesi spleen/ottimismo. Occorre dunque:  definire una volta per tutte che la contrapposizione tra valori materiali e immateriali ( il binomio produzione di beni economicamente positivo e la creazione di cultura come puro sperpero ) non ha alcun senso, essendo stato ampiamente dimostrato da qualificati economisti che la “Cultura” produce lavoro e ricchezza;  considerare come acquisito il fatto che la musica da camera e la musica per quartetto soffrono, in negativo e positivo, delle stesse problematiche  e che il pubblico italiano, generalmente aperto ad ogni esperienza di fruizione musicale, rivela particolari difficoltà per quella da camera e quartettistica ( tra il  2004 e il 2013 l’ Unione Musicale di Torino,su 621 concerti realizzati, ne ha dedicati  il 44% alla musica da camera- di cui un 9% riservato ai quartetti-, il 20% ad orchestre sinfoniche, un altro 20% ai solisti,  il restante 16% alla liederistica, ai cori etc  ) ; quasi mai i meccanismi formativi sono collegati con le richieste del mercato  e l’allungamento a dismisura dell’età scolastica non  sempre favorisce un buon inserimento nella vita professionale, occorrerebbe piuttosto un sostegno nazionale ( che per altro non c’è ) per agevolare le esperienze internazionali degli artisti. Ciò detto dichiara la propria disponibilità alla proposta di coordinamento/accordo di programma avanzata da Barbieri.

    Giovanni Bietti, (Trame sonore a palazzo  Mantova) esponendo brevemente il caso del successo della iniziativa di  Mantova ( di cui più ampiamente parlerà Carlo Fabiano) e più in generale la propria esperienza di divulgazione musicale  e formazione del pubblico, sostiene come, per superare “ l’esoterismo” di cui, nella percezione del pubblico, soffre la musica da camera e quella quartettistica in particolare, occorre che gli interpreti stessi si mettano in gioco e raccontino quello che suonano. Se è vero che oggi l’ascolto si ferma tendenzialmente allo stadio emozionale ( come per altro succedeva anche ai tempi di Haydn ) è altrettanto vero che occorre superare tale livello per attingere a quello della conoscenza, in modo particolare per quanto attiene al genere musicale oggetto di questo convegno,  per comprendere come il Quartetto sia un esercizio, oltre che di ottima musica, di tolleranza , di ascolto, di condivisione, come per altro  testimoniano gli spazi ristretti in cui tale musica ( da camera appunto ) è nata.Alla musica da camera, dunque, che costa poco, che  non ha bisogno di sale dispendiose, occorre soltanto più conoscenza e maggiore capacità di comunicazione.

    Carlo Fabiano, (Trame sonore a palazzo  Mantova) presentando lo straordinario successo (22.000 presenze nella edizione del 2014, più di 100 concerti) di “ Trame sonore a palazzo” sottolinea come esso sia dovuto ad una concomitanza di fattori: potenziare la comunicazione e la conoscenza nel senso chiarito da G. Bietti,  valorizzare le competenze dei giovani musicisti, coniugare la fascinazione propria  della musica da camera se ricondotta nei  luoghi originari per i quali è nata, con l’eccellenza e la bellezza dei contenitori  - fortuna di cui gode Mantova - che ogni città potrebbe riscoprire al proprio interno valorizzando  il fascino di  spazi non specificatamente dediti alla fruizione musicale, scardinare la ritualità propria delle sale da concerto ( dall’abito, alla stretta  vicinanza del pubblico, alla breve durata di ogni brano musicale eseguito ), rivolgersi al pubblico che frequenta i musei e le iniziative culturali in genere e non solo a quello più ristretto degli appassionati di musica.

    Mario Agati, (Spira Mirabilis) espone l’esperienza dell’incontro straordinario tra un piccolo comune (Formigine in provincia di Modena) e un gruppo di musicisti professionisti  provenienti da diverse parti d’Italia, d’Europa e del mondo. Tra questi due universi, apparentemente così distanti per obiettivi, sensibilità, interessi e bisogni è nata una collaborazione tanto intensa che, in sette anni di vita, ha originato a caduta una serie di effetti  positivi:  primo  fra tutti  quello di aver saputo coinvolgere la cittadinanza che ha “adottato” i musicisti ospitandoli nelle proprie case durante i periodi prova e di esibizione, in secondo luogo quello di avere sperimentato una contaminazione inusuale tra  i musicisti e il pubblico che frequenta il centro sportivo, il che ha dato a sua volta vita ad una presenza inattesa di spettatori ai concerti di Spira Mirabilis ( 6/700 spettatori a volta ), infine premiando il coraggio della Amministrazione che ha dato il proprio sostegno (  per altro più organizzativo che economico) all’iniziativa facendo confluire sul comune medesimo un finanziamento specifico per la costruzione di un auditorium nella locale scuola.

    Claudio Rastelli, (Amici della Musica di Modena e compositore), dichiara sin da subito il proprio interesse per le molte idee che sono uscite dai veri interventi e propone qualche esempio di concreta collaborazione.
    Innanzitutto sottolinea la possibilità di ospitare dei quartetti in residenza, contando su una vasta rete di Comuni, un pubblico curioso e numeroso creato negli anni, attento sia  al grande repertorio che alla musica contemporanea, una possibile platea di 5.6000 ragazzi delle scuole con cui i quartetti in residenza potrebbero confrontarsi nella settimana di studio, che potrebbe poi concludersi con l’inserimento in stagione di un concerto del quartetto ospite.
    In secondo luogo ritiene importante la rete di informazione che potrebbe crearsi inserendo nel circuito le attività che i diversi soggetti  di volta in volta propongono.
    Disponibile ad rafforzare la consuetudine   ad essere un territorio fertile anche per il Quartetto chiude il rporpio intervento dichiarando la propria apertura a dialogare con questa istituzione nascente.

    Leonardo Finotti,  (Associazione Polesine musica di Lendinara ), nel ringraziare gli organizzatori di questo convengo per la possibilità di intervenire in questa sede  in qualità di responsabile  artistico di una piccola associazione, vuole focalizzare  il suo intervento soprattutto sulla sua attività di manager, di agente, che si occupa in modo particolare del quartetto e, nello specifico,  presentare la sua personale esperienza da un decennio a questa parte, come agente di uno dei quartetto storici: il Quartetto Auryn . Questa formazione è attiva da 33 anni,  uno dei risultati storici più interessanti nell’ambito quartettistico internazionale, ma soprattutto – un altro dato interessante - con le stesse persone, cosa non sempre facile da esperire.  Attraverso un’interessante esperienza con gli Amici della Musica di Padova, a partire dal 2006 / 2007, il quartetto Auryn ha sperimentato una sorta di residenza  prolungata che, nel corso degli anni,  ha proposto attraverso questa collaborazione l’edizione integrale dei quartetti di Beethoven e  di Haydn in 3 anni; forte di  25 anni di storia, infatti,  il quartetto Auryn conosceva circa la metà dei 68 quartetti di Haydn. Nonostante una così lunga esperienza hanno deciso di  rimettersi in gioco accettando l’ impegno di integrare i restanti quartetti del compositore  nel proprio repertorio portando a termine con successo  l’esperienza a Padova dove si è realizzata la registrazione completa: un dato molto interessante sul quale magari anche i giovani quartetti  potrebbero riflettere, soprattutto in relazione alla importanza, da molti sottolineata in questa giornata, del repertorio che deve arricchire l’esperienza di ogni quartetto.
    Un’altra esperienza interessante è quella avviata con un giovane quartetto, ospite anche di Trame Sonore di Mantova dello scorso anno, i cui membri hanno un’età media di 23, 24, 25 anni:  il quartetto Hermes che ha vinto in due anni consecutivi due concorsi importanti, a Ginevra dove hanno conquistato  il primo premio dopo che da dieci anni non veniva assegnato e a Lipsia, senza rinunciare ad una selezione svoltasi a  New York, quale  testimonianza evidente di come la competizione faccia  parte dell’iter di un giovane quartetto perché se non si affronta questo scoglio è difficile che la carriera del quartetto possa trovare spazio e concretezza.

    Francesca Zini (Quatuors à Bordeaux) apre una finestra sul’estero, quale stimolo a organizzatori e artisti a sfruttare senza timori ciò che avviene oltr’alpe: per gli artisti entrare negli altri Paesi è fondamentale per la loro carriera, per gli organizzatori creare rapporti coi colleghi stranieri è una possibilità di scambio di esperienze ma soprattutto di reperimento fondi, perché non bisogna mai dimenticare che i finanziamenti europei esistono, purchè si riesca a costituire reti di più Paesi.  Le molte attività intorno al quartetto d’archi a Bordeaux (Francia) sono organizzate da un’associazione, Quatuors à Bordeaux. Una struttura dunque molto piccola e quindi agile, aiutata da un buon numero di partner (tra cui il Comune di Bordeaux e l’Opéra di Bordeaux) e di sponsor (tra cui quattro dei cinque maggiori produttori di Bordeaux premier grand cru). Ciò che caratterizza il mondo del quartetto di Bordeaux non è l’originalità: a Bordeaux si fanno attività decisamente tradizionali, ossia un concorso per giovani quartetti, triennale, che esiste fin dal 1977, e un festival del quartetto con annessa Accademia per quartetto, negli anni in cui non c’è il concorso. Bordeaux è invece un ottimo esempio di buone pratiche per aiutare i giovani artisti nella loro preparazione e nella loro carriera. Tali buone pratiche sono evidenti soprattutto in due filoni paralleli: l’accompagnamento pluriennale dei quartetti e il rapporto con gli sponsor.  Il Festival è nato attorno ai partecipanti al concorso; è costituito da concerti serali per gli ex vincitori, inseriti nella stagione concertistica dell’Opéra, e da un’Accademia per giovani quartetti che sono potenziali concorrenti dei concorsi futuri. Un ciclo completo pluriennale, dunque, che accompagna i quartetti “bordolesi” prima, durante e dopo il concorso. Parallelamente, il rapporto stretto con gli sponsor, costruito con lungimiranza negli anni, consente di andare oltre il solito rapporto “denaro in cambio di logo”, contribuendo al successo degli appuntamenti. In particolare, l’azienda vitivinicola Château Lafite-Rothschild mette a disposizione la propria sede, una magnifica tenuta sulle colline del vino intorno alla città, per un appuntamento all’anno. Il pubblico viene accompagnato in pullman alla tenuta, il proprietario accoglie tutti di persona offrendo loro un buffet con degustazione dei suoi famosi (e costosissimi!) vini, poi ci si inoltra nel cuore delle cantine ove si assiste a uno dei concerti del festival, in uno scenario tanto inconsueto quanto piacevole.

    Antonello Farulli (Scuola di musica di Fiesole) affronta i quesiti posti dai partecipanti al convegno con una prospettiva ottimistica. A fronte, infatti, delle lacune croniche del settore ( dalla mancanza di risorse alle incongruenze degli ordinamenti ministeriali, alla ristrettezza del mercato, alla scarsa internazionalizzazione degli artisti italiani ) si assiste ad un incremento notevole del numero di giovani che intendono dedicarsi alla musica da camera e a quella quartettistica in particolare, alla nascita di oltre 60 orchestre giovanili, all’avvio, forse di quel modello di scuola sognato da Piero Farulli in cui , in piccoli gruppi, ciascuno mette alla prova la propria forza. Di fronte al dischiudersi di questo panorama di crescita, le modalità didattiche e quelle di produzione artistica devono aggiornarsi. Occorre, come in parte accade nell’Accademia del Quartetto di Fiesole, però individuare modelli didattici non tradizionali (ad esempio l’esperienza di “Musicaingioco” di Bari), abbandonare il prototipo della selezione fondata sul talento soltanto, riflettere su ciò che il “sistema” di J.A.Abreu può insegnarci, confrontarci con i modelli europei (dalla Finlandia, alla Svezia, all’Olanda ), fare formazione nelle scuole di base i cui allievi si possono poi travasare nelle orchestre infantili, considerare  che le intelligenze e le abilità individuali che si armonizzano attraverso un lavoro di gruppo e/o di insieme, crescono con più facilità che non i talenti coltivati in un giardino,  ricco di promesse, ma chiuso agli apporti esterni.

    Mauro Bompani (Gioventù musicale di Modena) presenta le  iniziali conclusioni cui è arrivato il gruppo di lavoro  (Giulia Bassi giornalista, Manuel Zigante quartetto d’archi di Torino, Giorgio Casati quartetto Lyskamm,  Francesco Dillon quartetto Prometeo,  Alberto Franchin quartetto Nous, Fabrizio Zoffoli quartetto Guadagnini, Mauro Bompani Gioventù musicale sede di Modena, Stefania Bellodi di Studiomusica) incaricato di  individuare nuove strategie di comunicazione e promozione dei giovani quartetti.
    Il censimento  parziale  del 2012 ha raccolto dati su numerosi quartetti, alcuni anche occasionali, ma molti stabili. In tal senso occorre individuare una  figura che crei collegamenti tra i  Quartetti stabili sforzandosi di costruire e  diffondere un progetto forte rivolto non solo alle grandi istituzioni, ma anche all’insieme delle associazioni più piccole, promuovendo musicisti e gruppi italiani. Riguardo alla necessità di “fare” il pubblico si suggeriscono le seguenti linee di azione:  studio e prove aperte, sperimentare  luoghi alternativi alle sale da concerto tradizionali  (come antiruggine, licei musicali, case private ), modificare la forma del concerto che deve superare la ritualità e saper attrarre, anche introducendo la presenza di  un musicologo o musicista che spieghi e racconti,  costruire percorsi coordinati, puntare sulle scuole, coinvolgere  le famiglie. Per agevolare la crescita e la maturazione dei quartetti impostare  periodi  di rodaggio con  cachet ridotti.  Un festival itinerante, come quello proposto nel 2012, potrebbe  riorganizzare  l’offerta, strutturandosi  in  un progetto pluriennale  ( che per altro incontrerebbe  la triennalità richiesta dal Ministero) che coinvolga i 15-20 quartetti stabili oggi presenti in Italia.
    La nuova  figura professionale deve essere plurima e “manageriale”, per costruire criteri unitari di questa “rete”,  per organizzarne i nodi,   per  dare continuità e  una  immagine unitaria a questo progetto, per aiutare  a ben utilizzare le nuove tecnologie: ogni quartetto stabile, infatti,  ha un proprio sito, canali you tube, siti per mobile, calendario e sms o email per gli eventi,  ma non tutti sono adeguatamente costruiti né  comunicano le cose giuste e necessarie.

    Guido Barbieri conclusioni. Si rinnova l’invito a ritrovarsi tra maggio e giugno 2015 per dare concretamente il via ad un nucleo di coordinamento capace di operare in favore e a sostegno dei giovani quartetti italiani.

    Teatro Valli. Reggio Emilia 16 giugno 2012 “Il quartetto d’archi oggi” - 1° movimento

    Difficoltà  ed elementi di criticità del settore…

    Gli interventi  dell’intera giornata di lavoro, di cui diamo qui di seguito una breve sintesi,  si sono sviluppati a partire dalla presentazione dei risultati, ancorchè parziali, del censimento dei quartetti italiani avviato dalla Associazione “ Amici del quartetto Guido A.Borciani”.
    E’ apparso subito evidente, al di là degli apprezzamenti calorosi da tutti espressi per l’iniziativa reggiana, che anche una semplice lettura dei dati raccolti evidenzia come l’universo quartettistico in Italia soffra di numerose  criticità, sul piano della formazione,  illustrato dagli interventi di Antonello Farulli, Direttore Accademia Europea del Quartetto – Scuola di Musica di Fiesole, Maurizio Ferrari, Direttore Istituto Superiore di Studi Musicali di Reggio Emilia e Castelnovo ne’ Monti, Manuel Zigante, Quartetto di Torino, Conservatorio G. F. Ghedini di Cuneo, Vittoria Fontana, Teatro Ponchielli di Cremona e coordinatore dei corsi di quartetto della Fondazione Stauffer Cremona e dalla relazione scritta di Mathias Deichmann, Presidente ECMA (European Chamber Music Academy.
    Tali criticità non sono certo da imputarsi alle istituzioni italiane che si occupano di tale settore, che anzi brillano per eccellenza e buone pratiche, quanto piuttosto alla farraginosità del sistema burocratico/legislativo di riferimento ( valga per tutti l’esempio del cosiddetto “Decreto Bondi” che impedisce ai dipendenti di un’orchestra di diritto pubblico avviare in parallelo una attività privata in un ensamble, quartetto compreso ), alla cronica inadeguatezza dei fondi, all’ incongruenza e insufficienza  dei programmi ministeriali dei conservatori e, infine,  ad uno storico ritardo italiano nel settore della musica da camera dovuto, almeno in parte,  alla concentrazione di interessi e sostegno finanziario pubblico sul segmento del melodramma (  Antonio Magnocavallo, Presidente Società del Quartetto di Milano, Stefano Passigli, Presidente Associazione Amici della Musica di Firenze ).
    Le difficoltà non cessano, anzi, se possibile, si accrescono in modo drammatico se dalla formazione si passa a valutare le prospettive di lavoro esistenti per un giovane quartetto italiano nel più generale mercato  della concertistica. Dalle relazioni di Stefano Passigli, Presidente Associazione Amici della Musica di Firenze, di Chiara Eminente, Direttore Artistico Associazione Alessandro Scarlatti di Napoli, di Francesca Zini, Fondazione I Teatri Reggio Emilia e di Sandro Cappelletto, Direttore Artistico Accademia Filarmonica Romana emergono gli elementi di criticità del settore per la cronica carenza di fondi, per la mancanza di un sostegno pubblico adeguato, per la rarità degli interventi privati che preferiscono orientarsi su prodotti culturali di maggior impatto mediatico, per la preponderanza e l’ arroccamento  su posizioni di stabilità di settori musicali quali il melodramma e le grandi orchestre che assorbono oltre il 50%  delle risorse pubbliche disponibili.
    In tale panorama  i giovani di talento che abbiano deciso di dedicarsi professionalmente alla quartettistica si avvitano dunque  in una sorta di circolo vizioso tale per cui la rarità di  occasioni per esibirsi in pubblico , unitamente alla mancanza di alternative di studio/perfezionamento/lavoro e alla totale assenza di sostegno pubblico, impedisce loro di mettere alla prova le proprie oggettive capacità e di crescere qualitativamente,  costringendoli  spesso ad abbandonare la strada intrapresa, come dimostrano i dati raccolti nel censimento ove non si riesce ad individuare quante, tra le formazioni che hanno risposto,  pratichino l’arte del quartetto come vocazione predominante, se non esclusiva, e tale da consentire guadagni sufficienti alla sopravvivenza. Solo poche eccellenze italiane, che stanno letteralmente sulle dita di una mano, sono riuscite a trasformare la propria passione in una professione riconosciuta e gratificante. Del resto tale sorte accomuna anche i tanti  solisti, nelle varie branche della strumentistica musicale, che al di là di un indubbio talento non riescono ad abbracciare la carriera concertistica e devono ripiegare sull’insegnamento o su altre professioni certamente non adeguate alle loro doti.  Mentre l’orizzonte italiano appare desolato e desolante, in Europa il sostegno ai giovani quartetti,  non solo sul piano della formazione, ma anche su quello della promozione e della circuitazione appare capace di dare prospettive di lavoro autentiche e soddisfacenti  ( Patrizia Garrasi, Resia Artists Management )

    ….ma spunti  e segnalazioni per superare l’empasse…
    Non solo gli esempi di buone pratiche (Fausto Cacciatori, Conservatore Fondazione Antonio Stradivari Cremona, Friends of Stradivari,  Carlo Bronzoni, Associazione Amici del Quartetto “Guido A. Borciani”),  le testimonianze di come possa creare una rete di solidarietà e sostegno presso istituzioni private (Ferdinando Del Sante, Rotary Club Reggio Emilia), il ricorso a tecnologie innovative per superare il silenzio della carta stampata (Sandro Cappelletto, La Stampa, RAI Radio 3 Guido Barbieri, RAI Radio3) hanno fornito suggerimenti e visioni capaci di arginare  le difficoltà del settore, ma soprattutto la volontà, espressa e condivisa da tutti i partecipanti al convegno, di creare sistema, di mettere in rete le diverse esperienze, di dar vita a residenze e manifestazioni itineranti tra le diverse realtà che in Italia ed in Europa si occupano di quartettistica, hanno aperto squarci positivi, facendo intravvedere un orizzonte in cui tradurre in operatività gli slanci generosi di operatori, presenters, agenti, critici, docenti e, soprattutto, dei diretti interessati, i musicisti che hanno scelto di dedicarsi all’arte del quartetto.

    … e fissare un appuntamento  a breve 
    Una nuova occasione di incontro, a Reggio Emilia,  per  mettere sulla carta e  dar corpo nelle programmazioni dei singoli attori alle idee emerse dalla giornata  di studio: *****